COLONNA LOMBARE
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La parte lombare della colonna è formata da 5 vertebre con caratteristiche simili (cosa che caratterizza ogni tratto della colonna). Rispetto alla parte superiore infatti, in questo tratto il corpo vertebrale si presenta più voluminoso a discapito dell’arco e del foro vertebrale e ciò perché aumenta il peso che deve essere sostenuto.

Il canale vertebrale è più stretto anche perché in questo tratto termina il midollo spinale ed inizia l’organizzazione nervosa della cauda equina, in particolare dalla terza vertebra lombare. Il nome deriva dalla particolare conformazione dei nervi spinali che, mentre superiormente escono “orizzontali” dai fori intervertebrali, qui assumono via via un angolo maggiore rivolto verso il basso ricordando in tal modo una coda di cavallo.

Questo tratto di colonna assume la forma di lordosi, ossia le vertebre si dispongono in modo da formare una curva vista dal piano sagittale (dal fianco) con la convessità rivolta in avanti. Come anche per le altre 3 curve della colonna questa struttura è fondamentale per l’assorbimento degli urti e per la locomozione.
Le faccette articolari superiori delle vertebre lombari sono rivolte indietro ed in dentro, dando in questo modo un buon range di movimento sul piano sagittale (flesso-estenzione), discreto sul piano frontale (inclinazioni laterali), e quasi nullo sul piano orizzontale (rotazioni). A tal proposito il movimento in rotazione è di circa 5°, anche se non è ancora ben chiaro il meccanismo di quanto e quali vertebre ruotano (a logica si potrebbe pensare ad 1° per vertebra, ma ci sono diverse teorie in proposito). Comunque, è questo uno dei motivi per cui la manipolazione a livello lombare si attua più facilmente in rotazione essendo già alla barriera (è possibile dare l’impulso anche in direzione di inclinazione laterale).
Durante il cammino, il compito della colonna (in particolare lombare) è quello di mantenere eretto il tronco, per aiutare a mantenere il baricentro nella base d’appoggio. Per questo il tronco deve agire ritmicamente con la pelvi: quando la pelvi ruota, il tronco deve ruotare nella direzione opposta. Ad esempio, quando l’arto inferiore destro si muove in avanti, la pelvi ruota verso sinistra e quindi il tronco deve ruotare a sua volta verso destra. Quando l’arto inferiore è sottoposto a carico, in fase d’appoggio, i muscoli profondi della colonna controlaterali (lato opposto) si contraggono eccentricamente per assicurare il mantenimento della postura eretta del tronco: simultaneamente, i muscoli estensori profondi della colonna ipsilaterali (stesso lato) si contraggono concentricamente. Quando sta per concludersi la fase d’appoggio, gli estensori profondi della colonna ipsilaterali si contraggono eccentricamente, mentre gli analoghi controlaterali si contraggono concentricamente, per fornire la stabilità necessaria al trasferimento del peso corporeo da un arto inferiore all’altro.

Per concludere, questa è una regione anatomica particolarmente interessante per quanto riguarda l’ambito sanitario dato che la lombalgia è la patologia più frequente tra la popolazione mondiale. Ciò è forse dovuto al fatto che questo è un punto di snodo e di trasmissione di forze nel corpo e i suoi sintomi per quanto possano sembrare simili possono essere provocati da diverse strutture e da diverse cause tra cui disordini fasciali, contratture muscolari, discopatie, disfunzioni all’anca, sovraccarico, alterata biomeccanica articolare, alterazioni di cammino, anomalie anatomiche, difetti di stabilità e mobilità per indicarne solo alcune; quindi ci vorrebbe sempre un’attenta valutazione di un professionista qualificato, prima di prescrivere casualmente il primo antinfiammatorio che capita a tiro o i classici esercizi (es: addominali e stretching posteriore) o sport (es: nuoto) che tanto vanno sempre bene