ANCA E BACINO
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L’anca, o articolazione coxo-femorale, è l’articolazione più prossimale (più vicina al tronco) dell’arto inferiore. È una delle due enartrosi del corpo umano (l’altra è la spalla) e possiede perciò della componenti di movimento su tutti i piani. A differenza della spalla tuttavia per le sue funzioni ha meno mobilità, ma una maggiore stabilità che le consente di sostenere il peso del corpo e di trasferirlo all’arto inferiore.

 

Caratteristica delle enartrosi è di avere le superfici articolari sferiche: la testa del femore che è sostenuta del collo femorale, il cui angolo di inclinazione rispetto alla diafisi (la parte lunga dell’osso) è di 125° nell’adulto e la cui direzione è obliqua, in dentro, indietro ed in alto; e l’acetabolo che è situato sulla faccia esterna del bacino all’incrocio tra le tre parti che lo costituiscono (osso ischiatico, iliaco e pubico) ed accoglie la testa del femore ed ha un orientamento che guarda in basso ed in avanti.
Esistono inoltre fondamentalmente 2 variabili morfologiche che presentano diverse caratteristiche e quindi in un primo caso avremo un’articolazione particolarmente stabile, ma più limitata nel movimento con una testa del femore piccola ed un acetabolo profondo e quindi la prima si andrà ad incastrare nel secondo, mentre in un secondo caso avremo un’articolazione più mobile, ma con meno stabilità con una testa del femore ampia ed un acetabolo limitato. Particolarmente interessante da questo punto di vista le diverse possibilità nello sport in esercizi intensi come lo squat profondo; infatti, nel caso del primo tipo descritto è fortemente sconsigliata la loro esecuzione, poiché avendo un movimento più limitato da parte dell’anca, negli ultimi gradi di movimento il bacino tenderebbe a “trascinarsi” dietro la parte bassa della schiena facendo perdere la lordosi lombare con conseguente sforzo eccessivo e maggior probabilità di lesioni.
Due elementi fondamentali di questa articolazione sono il cercine cotiloideo ed il legamento rotondo. Il primo è un anello fibrocartilagineo inserito sul ciglio cotiloideo e serve dunque ad aumentare considerevolmente la profondità dell’acetabolo ed a colmare le irregolarità del ciglio. Il secondo è un legamento molto robusto che lega un punto della testa del femore ad un punto interno dell’acetabolo; tuttavia non ha una grossa funzione meccanica, anche se estremamente resistente, bensì contribuisce in maniera fondamentale alla vascolarizzazione della testa del femore (può avere quindi un ruolo nelle necrosi della testa del femore).
L’anca tramite la sua anatomia e le sue azioni muscolari svolge dunque un ruolo fondamentale nella stabilità dell’arto inferiore e del bacino e nella trasmissione del carico durante il cammino. Per fare ciò è necessario dare equilibrio al bacino sia in posizione statica che dinamica.
Il bacino è una “fusione” di 3 ossa per ogni emilato del corpo: l’ileo, l’ischio ed il pube. Come detto queste 3 l’incrocio delle 3 ossa avviene in corrispondenza dell’acetabolo. È il principale responsabile della trasmissione del carico dalla colonna vertebrale all’arto inferiore tramite l’anca.

 

 

Quando siamo in appoggio bipodalico (statica) il suo equilibrio è assicurato dall’azione simultanea di adduttori ed abduttori dell’anca. Se non si ha equilibrio tra queste azioni sinergiche, e quindi gli adduttori prevalgono da un lato e gli abduttori dall’altro, il bacino si sposterà verso il lato degli adduttori provocando una caduta laterale del bacino (questo tra l’altro comporta spesso una diagnosi errata di gamba più corta dell’altra) che potrebbe provocare a sua volta una scogliosi posturale o problematiche a livello di schiena. Quando siamo in appoggio monopodalico, ad esempio durante il cammino, l’equilibrio del bacino è assicurato quasi unicamente dall’azione dei muscoli abduttori del lato d’appoggio, principalmente piccolo e medio gluteo e tensore della fascia lata (questo disequilibrio può essere dunque uno dei fattori della sindrome della bandelletta ileo-tibiale).