GLI INFORTUNI AGLI ISCHIO-CRURALI (flessori)
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Le lesioni ai muscoli ischio-crurali risultano essere tra le più frequenti in ambito sportivo. Sintomi prolungati nel tempo, lenta guarigione ed alta percentuale di recidiva sono problemi frequentemente associati a tale tipo di lesioni. Da qui l’importanza di elaborare un serio protocollo di prevenzione e riabilitazione.

 

 

I muscoli ischio-crurali sono il bicipite femorale, e i due semi-muscoli, ossia il semitendinoso ed il semimembranoso. Hanno un’origine comune che è la tuberosità ischiatica (parte postero-inferiore del bacino) e si dividono poi nei 2 comparti mediale e laterale formati rispettivamente dai semimuscoli e dal bicipite. Si inseriscono poi tutti sotto al ginocchio su tibia e perone.

La loro azione è quella di flettere il ginocchio ed estendere l’anca; tuttavia, nella meccanica del cammino e della corsa essi hanno un ruolo fondamentale nel modulare la forza del quadricipite, evitando che la tibia trasli in avanti durante l’estensione del ginocchio, accompagnando in tal modo il lavoro del legamento crociato anteriore.

Gli infortuni avvengono solitamente proprio in questa fase in cui il muscolo si contrae eccentricamente (quindi allungandosi), e quindi durante la fase finale di oscillazione dell’arto inferiore durante la corsa quando gli ischio-crurali lavorano per frenare il ginocchio sviluppando la maggior tensione di allungamento.

Esiste a riguardo un’ampia letteratura su questo argomento, dalla cui analisi si evince che i fattori predisponenti tali infortuni sono molti a partire dalla struttura anatomica di questo gruppo muscolare biarticolare. Altri fattori risultano essere la velocità, la compliance dei suoi tendini e la coordinazione motoria tra esso ed i muscoli del cingolo pelvico e dell’arto inferiore.

L’individuazione quindi dei fattori di rischio modificabili o non modificabili, una seria valutazione clinico-funzionale e la definizione di una prognosi in relazione alla precisa localizzazione muscolare della lesione e della sua entità risultano essere elementi fondamentali per poter progettare un’efficace strategia riabilitativa.

Il programma riabilitativo dovrà perciò avere come obbiettivo prioritario il recupero della forza muscolare, il recupero del fisiologico range di movimento, il controllo dei fattori di rischio predisponenti l’infortunio e di quelli che si possono essere creati in seguito all’infortunio.

Questo si sviluppa in tre fasi principali: fase acuta, fase sub-acuta/rigenerativa e fase funzionale.

Nella fase acuta il trattamento prevede il protocollo del PRICE, con l’eventuale assunzione di FANS (da somministrazione medica). Questo acronimo sta per Protection (protezione), Rest (riposo), Ice (ghiaccio), Compressione (compressione), Elevation (elevazione).

Nella fase rigenerativa il trattamento prevede esercizi per la forza prima in modalità concentrica e poi in modalità eccentrica, esercizi di stretching statico e dinamico, ed esercizi per un miglior controllo neuromotorio di tutta la muscolatura del core.

Nella fase funzionale assumono estrema importanza gli esercizi per il miglioramento della forza eccentrica, della stabilità del core e della corretta attivazione neuromuscolare.

Ognuna delle 3 fasi può essere accompagnata a della terapia manuale come la manipolazione fasciale o a terapie fisiche se necessario.

Per passare da una fase a quelle successive si testano alcune componenti di forza concentrica ed eccentrica, di lunghezza e timing di attivazione muscolare, oltre che di coordinazione per avere un completo e graduale ritorno alla pratica sportiva.